Hate speech: diamo qualche numero

L’utilizzo dei social network e della rete è un fenomeno molto diffuso soprattutto tra i giovani appartenenti ai millennials, che consiste nella prima generazione socializzata.  L’hate speech rappresenta una delle principali problematiche alle quali il web ha dato origine e nonostante sia un fenomeno molto conosciuto e contestato non si è ancora riusciti a contrastarlo del tutto.

L’osservatorio giovani dell’Istituto Giuseppe Toniolo nella propria indagine ha coinvolto un campione di 2184 persone con età compresa tra i 20 e i 34 anni, la quale era  volta ad approfondire la diffusione, l’uso e le insidie dei social network.

Il 44,4% degli intervistati ha dichiarato di considerare il fenomeno “hate speech” come molto grave, il 45% come abbastanza grave e il 10,6% poco grave. Nonostante l’ideologia generale degli utenti intervistati consideri l’hate speech un fenomeno dannoso per la società, non bisogna sottovalutare il fatto che un giovane su 10 lo consideri poco o per nulla grave.

inoltre nonostante la maggior parte degli intervistati ritenga fondamentale l’intromissione di componenti esterni e dei gestori delle piattaforme vi è un utente su quattro che crede che questi interventi non siano necessari in quanto tale linguaggio rappresenta ormai un modo di comunicare sulla rete e sui social network.

Questa affermazione insieme al fatto che le vittime sono spesso gli elementi più “deboli” della società spiega il motivo per cui sia diventato sempre più difficile trovare il giusto metodo di reazione a questo fenomeno mediatico. Il 41,6% degli intervistati vittima di hate speech, di cui il 47,1% donne, ha infatti preferito non reagire e rimanere in silenzio.

Le donne, come confermano anche le ricerche compiute dalla Commissione Jo Coxsono il bersaglio principale di questa violenza mediatica che si distribuisce principalmente sulle piattaforme Facebook, Instagram e Twitter dove in Italia il 63% dei commenti negativi è destinato a loro.

Nella classifica italiana sull’hate speech emerge inoltre che la Lombardia è una delle regioni italiane meno tolleranti che conta 9856 tweet negativi, seguita dall’Umbria con 8096 tweet e dal Lazio con 6102 tweet.

I commenti discriminatori nei confronti delle donne che prevalgono sempre di più sono quelli sessisti, che trasformano la donna in un oggetto senza nessuna possibilità di riscatto e replica. Proprio per questo motivo cresce sempre di più la necessità di sensibilizzare gli utenti al fine di ridurre l’utilizzo di questi linguaggi scorretti e negativi.

 

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