Un crimine che agisce indiscriminato: l’hate speech contro le donne

Il fenomeno del cosiddetto hate speech”, tradotto letteralmente “parole d’odio”, coinvolge sempre più persone sul web, grazie soprattutto alla diffusione di piattaforme social sempre più interattive, dove diventa più facile e immediato scambiarsi commenti e opinioni. Questo fenomeno anima da tempo un dibattito, attualmente aperto, riguardo il limite della libertà di espressione.

Purtroppo le testimonianze e i casi che possiamo riconoscere all’interno di quotidiani e telegiornali sono in continua crescita; sembra infatti non migliorare la situazione di degrado attualmente esistente proprio contro le donne.

Poco tempo fa, per esempio, abbiamo assistito all’ennesimo episodio diventato tragedia di 26 ragazze nigeriane adolescenti, di età compresa tra i 14 e i 18 anni, morte durante una traversata diretta verso le coste italiane. La notizia si è diffusa ovunque, portando alla luce commenti denigratori e dispregiativi proprio verso le povere vittime: «26 donne…troppo poche» o ancora «Si chiama selezione naturale…», questi sono solo alcuni dei commenti trovati sul web nei confronti delle ragazze da parte di soggetti che usano internet per sfogare i loro istinti peggiori.

L’hate speech su questa vicenda si è diffuso con un crescendo inquietante: si tratta di parole che non possono lasciare indifferenti gli utenti che assistono in prima persona a questo degrado sociale e soprattutto umano. “L’invasione degli imbecilli” anticipata da Umberto Eco, si è quindi assediata ormai da tempo in tutte le piattaforme social e colpisce sempre più vittime, con conseguenze a volte anche mortali.

Proprio per la pericolosità della rete molti personaggi pubblici hanno deciso di uscire definitivamente dal mondo social, alcuni esempi sono Claudia Gerini, Al Bano (esasperato dalla campagna d’odio con di lui e la sua famiglia), Lapo Elkann.

Ma la cosa peggiore è che questi commenti negativi colpiscono anche simboli e icone associate proprio alla battaglia contro la violenza sulle donne, come Gessica Notaro. La ragazza vittima in prima persona di violenza, sfregiata in faccia con l’acido da parte del proprio ex ragazzo, ha di seguito postato una sua foto sul web, la quale ha suscitato molto scompiglio soprattutto da parte di haters senza un minimo di compassione. È stata infatti accusata di aver postato la fotografia, con visibili segni della violenza, solo per riuscire a riaprire il proprio delfinario di Riccione, dove lavorava prima della tragedia. Questi soggetti hanno inoltre proseguito la campagna d’odio contro la Notaro, dichiarando «le auguro di essere ancora sfregiata, perché lei i delfini non li ama ma li tortura». Insomma, in questo caso tali utenti si sono pure mascherati da finti animalisti pur di sfogare le proprie frustrazioni sull’ennesima vittima.

In base a questo panorama, il futuro non promette di certo nulla di buono. Una recente ricerca condotta dall’Università Cattolica di Milano ha dimostrato che circa un giovane su tre non considera grave l’uso sul web di commenti dispregiativi e offensivi che incitano all’odio.

Dietro messaggi minatori e aggressivi si possono celare anche tranquille casalinghe, che di nascosto dalla propria famiglia sfogano le proprie paure e la propria invidia sugli altri. Ma ciò che dobbiamo capire è che un semplice commento negativo, postato senza curanza, può avere gravi ripercussioni, non si tratta di un gioco ma di una spirale d’odio dalle conseguenze imprevedibili.

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