L’Europa e l’Italia contro ogni forma di discriminazione

Con l’avvento dei social networks il fenomeno della discriminazione online verso le categorie considerate più deboli è cresciuto a dismisura, provocando le reazioni, spesso tardive, dei vari organi di potere, sia a livello nazionale che europeo.

Nonostante una disomogeneità delle normative per la tutela della persona sul web nei paesi del continente, l’Unione Europea ha da qualche anno impugnato il caso, tentando di contrastare la diffusione dei messaggi d’odio.

Il primo documento emanato è la “Raccomandazione relativa alla lotta contro il discorso dell’odio” del 2015, che sollecita gli Stati a far valere la tutela dei diritti umani anche in ambito online.

Un anno dopo è arrivato un Codice di Condotta, sempre per combattere l’hate speech dilagante sui social networks e i blog. In Italia ad occuparsene è l’Osservatorio Media&Internet, che ha il compito di monitorare il flusso di messaggi d’odio in rete.

Per arginare il fenomeno, non si è mossa dunque solament6329770277_4b0f962789_be l’Europa. Come dimostra il “Manifesto delle parole o_stili”, un progetto portato avanti dal Miur, anche in Italia è stata colta la gravità della questione. Il manifesto è un vero e proprio decalogo volto ad affrontare la tematica dell’hate speech. Un primo tentativo di cultura digitale.

Sempre nella nostra penisola, la Regione Emilia-Romagna ha deciso di intervenire addirittura a livello scolastico. Il “Quaderno di appunti ed idee operative per educatori ed insegnanti” raccoglie infatti una serie di esperienze svolte all’interno delle scuole medie, dove sono stati condotti laboratori con gli alunni per sensibilizzarli alla comunicazione interculturale.

È proprio nei giovani che questa serie di iniziative deve trovare le proprie fondamenta, per plasmare il cittadino che verrà al rifiuto dell’odio e di ogni forma di discriminazione.

Un’altra campagna, quella condotta da BRICkS Against Hate Speech, ha sottolineato come ormai la spirale di violenze (anche solo verbali) coinvolga ogni situazione delle nostre vite. La mossa necessaria, come suggeriscono i promotori del No Hate Speech Movement, è evitare di porsi al livello degli interlocutori violenti, per non incorrere in un circolo vizioso.

L’obiettivo di questi progetti è quello di investire il settore più ampio possibile della società attuale, incoraggiando i soggetti coinvolti a mettersi in campo contro l’hate speech. L’unico metodo per fermare il fenomeno è quello di tagliare di netto le radici di questa piaga, con una rigida presa di posizione da parte di ognuno di noi.

Chiunque si deve sentire chiamato in causa. Perché tutti, su questo pianeta, meritiamo rispetto e dignità. Allo stesso modo.

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