Diletta Leotta e l’abito dello scandalo: il cyberbullismo che divora

I social network hanno permesso a tutti di seguire da vicino la vita dei nostri beniamini del grande e piccolo schermo: con un semplice commento possiamo arrivare a loro e farci sentire. Questa grande opportunità, figlia della digitalizzazione, molto spesso viene buttata all’aria e trasformata in puro e semplice mezzo di distruzione della persona, prima ancora che del personaggio famoso. Lo sa bene la giornalista Sky Diletta Leotta che ha visto e continua a vedere la propria bellezza diventare un cappio al collo della sua libertà di donna.

Prendiamo i fatti dall’inizio. Tra il gennaio e il febbraio scorsi, la telecronista sportiva si è ritrovata vittima di uno scherzo crudele da parte del popolo della rete che ha violato il suo account I-cloud diffondendo pubblicamente online alcuni materiali – foto e video – pensati per rimanere privati. In poco tempo sul web l’hashtag  #Leotta è diventato uno dei contributi più citati dei social: tutti coloro che si professavano fan della giornalista si sono lasciati andare a valanghe di commenti, la cui volgarità lasciava poco spazio all’immaginazione. Gli uomini l’hanno strumentalizzata come mero oggetto di piacere sessuale, le donne le hanno rimproverato l’indecenza da donna “facile” e il comportamento della classica arrivista che punta tutto sulle forme del proprio corpo.

Ma di “facile” in quello che la Leotta ha subito non c’è nulla. Come non è stato “facile” quello che avuto il coraggio di fare a seguito di questo orrendo episodio: denunciare. Come riporta la nota rilasciata dal suo ufficio stampa subito dopo l’hackeraggio: «Diletta ha subito una gravissima violazione della privacy, è molto amareggiata ma nello stesso tempo indignata e pronta a gestire questa vicenda. Il suo pensiero è rivolto a ragazze più giovani, magari meno solide […]. Questo è ciò che tutti i ragazzi devono avere bene in mente perché una condivisione su WhatsApp o sui social, che non hanno sistemi di controllo dei materiali che transitano su di loro, diventa incontrollabile e senza possibilità di ritorno. E che la denuncia alla Polizia di Stato – conclude la nota – è la prima cosa da fare».

La sensibilizzazione che la giornalista mirava ad ottenere verso questi atti di cyberbullismo, l’ha portata ad esporsi in prima persona durante una delle serate dello scorso Festival di Sanremo. Ospite di Carlo Conti, la Leotta ha parlato con onestà della vicenda sottolineando come, con fatica, avesse capito che l’unico modo per abbattere l’odio che le si era scatenato contro fosse quello di reagire.

leottaAncora una volta però a colpire non sono state le parole di denuncia pronunciate dalla donna, ma il vestito indossato:

tweet parpiglia

tweet balivo

Questa ultima affermazione in particolare è stata pronunciata, tramite un tweet, da un altro volto noto della televisione italiana: Caterina Balivo, presentatrice come la Leotta. Donna come la Leotta.

Ovviamente la frase ha destato molto scalpore tra i media e i giornalisti, portando l’altra padrona di casa dell’Ariston, Maria De Filippi a pronunciarsi sulla vicenda schierandosi nettamente dalla parte della giornalista sportiva: «Nel 2017 mi vesto come mi pare. Concentrarsi sull’abito e non sul messaggio è come dire che è giusto che ti violentino perché hai la minigonna. Non diamo spazio a queste polemiche: è come tornare indietro nel tempo.»

Tornare indietro: retrocedere di secoli nella lotta alla parità nelle libertà di espressione e parola, nella sensibilizzazione alla denuncia. Parole che pesano come macigni. Gesti che abbattono. Donne viste come insieme di seno e curve provocanti: è davvero questo il “nuovo millennio”? In tutta questa faccenda, l’unico elemento davvero scoperto è l’odio di cui la rete continua a nutrirsi.

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