Dall’altra parte dello schermo: il faccia a faccia delle Iene

L’hate speech è ormai un fenomeno diffuso e conosciuto dalla maggior parte delle persone. Ma cosa spinge alcuni utenti, i così detti internet haters, a insultare tramite commenti online sfruttando l’anonimato?

L’inviata delle Iene Mary Sarnataro prova a dare una risposta alla domanda: con i suoi servizi, infatti, ha deciso di dare vita ad un vero e proprio esperimento sociale permettendo ai seminatori d’odio online di trovarsi faccia a faccia con i rispettivi personaggi che tanto disprezzano. Tutto questo odio, manifestato con insulti a sfondo sessuale e vari auguri di morte, è espresso in maniera realmente consapevole? Prendiamo come esempio il servizio che ha visto Emma Marrone confrontarsi con uno dei suoi haters più accaniti, Giancarlo.

Piacere, la cagna”. Esordisce la cantante.

Visibilmente imbarazzato Giancarlo, che se sui social non si faceva problemi a dare alla Marrone della “cagna maledetta”, della “troia” e augurarle di morire sotto ad un camion (“l’ultima scritta che leggerà sarà IVECO”), davanti all’interessata si trova in difficoltà, senza riuscire a trovare un valido motivo per giustificare le sue parole piene di disprezzo e cattiveria se non la  patetica scusa per cui, trattandosi di un personaggio pubblico, è lecito dire tutto ciò che si vuole.

Ma cosa spinge alcuni utenti a scrivere offese e insulti sui social? Silvia Brena, fondatrice di Vox, l’Osservatorio sui diritti, in un’intervista sul giornale Il Fatto Quotidiano del 23 agosto 2016, sostiene che “è come se la rete fosse un gigantesco lavatoio dove dare sfogo alle pulsioni più negative, che altrove verrebbero censurate: l’interlocutore non è presente, non è un individuo in carne e ossa, e quindi non ci si cura dei suoi sentimenti”.

E forse è per questo che Giancarlo ha insultato la Marrone.

Lui stesso ammette di aver scritto parole ingiustificabili ma in fondo, a suo parere, non poi così pesanti. Del resto lui non odia davvero Emma Marrone, non pensa di lei che sia una “poco di buono” né le augura realmente di morire sotto un camion. Lui cercava solo consensi. Non tenendo conto, però, che dall’altra parte dello schermo c’era una donna, che poteva leggere i suoi commenti e rimanerci male. Non pensando che le parole hanno un peso. Non ricordandosi che le parole feriscono.

 

 

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